Demenze, deficit cognitivi e perdita dei denti: dalle evidenze scientifiche alla pratica clinica. Un contributo dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (AIOP).

FONTE: FIMMG newsletter del 23/07/2018

Il numero di persone affette da demenza in tutto il mondo passerà dai 46,8 milioni di persone del 2015 a 131,5 milioni nel 20501.

I ricercatori concordano che in moltissimi casi l’Alzheimer e altri deficit cognitivi, si sviluppino per l’interazione di più fattori che includono l’età, gli stili di vita tra cui l’alimentazione, la genetica e condizioni mediche coesistenti. Di questi fattori alcuni non possono essere modificati, altri invece giocano un ruolo chiave nella riduzione del rischio.

L’Associazione mondiale per l’Alzheimer, finanziata dal World Dementia Council creato dai paesi del G8 tra cui l’Italia, ritiene che esistano prove sufficienti che una dieta sana, l’apprendimento permanente e il training cognitivo possano ridurre il rischio di declino cognitivo e di demenza, promuovendo un approccio preventivo multivariato, che soprattutto vista l’assenza di cure risolutive assume una valenza fondamentale2.

La figura dell’odontoiatra rientra a pieno titolo in tale approccio multifattoriale, infatti la compromissione della salute orale e della funzionalità masticatoria agiscono a diversi livelli nel favorire il declino cognitivo.

La letteratura suggerisce un’associazione tra la parodontite e l’AD, in cui uno dei possibili meccanismi è che l’esposizione cronica a patogeni parodontali e alle loro endotossine risulti in una modifica dei mediatori sistemici dell’infiammazione, implicati nella patogenesi dell’AD3,4.

La carenza degli stimoli a provenienza dalla cavità orale, dovuta a edentulia e assenza di igiene orale, diminuisce il flusso ematico cerebrale e l’attivazione della corteccia prefrontale5,6.

La perdita dei denti posteriori, misurata in unità funzionali totali, è stata associata a disfagia e deficit nutrizionali, in particolare di vitamine e alimenti a valore antiossidante7-9.

La masticazione svolge un ruolo importante nella regolazione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario e nella conservazione della funzione cognitiva dipendente dall’ippocampo10.

Quanto mostrato dai lavori sperimentali viene confermato da studi clinici su larga scala che confermano la forte associazione tra perdita dei denti, scarsa salute orale e sviluppo di deficit cognitivi e demenza, sottolineando l’importanza di promuovere e sostenere la cura della cavità orale ed il mantenimento dei denti in età giovanile per ridurre il rischio di demenza nell’invecchiamento11,12.

Il recupero ed il mantenimento della salute orale rientrano quindi a pieno titolo nel trattamento di questi pazienti, che vanno rispettati nella loro fragilità a cominciare dallo sviluppo di piani terapeutici appropriati, anche nelle fasi precoci o latenti della malattia evitando terapie complesse il cui mantenimento nel tempo possa presentare difficoltà. In seguito il monitoraggio e la gestione protesica e igienica dovrebbero essere eseguite di concerto con i caregiver, istruiti in tal senso.

Da questo punto di vista andrebbe rivista anche per i medici generali la scala di priorità sia per la prevenzione che per la cura che, nelle fasi iniziali in cui il paziente potrebbe essere ancora trattato ambulatorialmente in modo risolutivo, vede spesso la bocca passare in secondo piano diventando poi un problema di difficile soluzione in caso di urgenze e trattamenti di bonifica e ripristino quando il paziente non è più collaborante.

L’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (AIOP) ormai da tempo ha affiancato all’eccellenza nella formazione scientifica un ruolo di servizio nei confronti dei colleghi di altre branche mediche e dei loro pazienti per orientare correttamente la prevenzione e la cura del cavo orale, e organizza nei propri congressi una sessione dedicata alla protesi rimovibile e alla cura del paziente anziano.

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