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Corona

Una corona è un restauro protesico che ricopre completamente la parte visibile del dente.
(Sillabo protesico AIOP 2000)

Le indicazioni cliniche principali di un restauro coronale a copertura completa sono:

  • Modifica di forma, dimensioni ed inclinazione dei denti per scopi estetici o funzionali.
  • Restauro o miglioramento di forma, funzionalità e/o estetica di denti gravemente deteriorati, consumati, cariati o fratturati, ove siano controindicate o in caso di insuccesso di forme di restauro più semplici.
  • Riduzione del rischio di fratture in denti ampiamente restaurati, inclusi i denti lateroposteriori sottoposti a trattamento endodontico.
  • Sostituzione di dente mancante con ancoraggio ad impianto osteointegrato.

La corona protesica viene cementata direttamente al dente opportunamente preparato, o al pilastro implantare, e non può esser rimossa dal paziente. Conosciuta come “capsula dentaria” veniva eseguita in passato prevalentemente in oro. Oggi per ovvi motivi estetici la corona in oro trova indicazioni solo a livello dei molari, sebbene in alcuni paesi e culture (prevalentemente latino-americani) rappresenti un simbolo di ricchezza e venga applicata come se fosse un gioiello nei denti frontali: incisivi e canini.

I denti posteriori trattati endodonticamente(devitalizzati) hanno evidenziato un elevato rischio di frattura se sottoposti a carico funzionale o parafunzionale. L’esito della frattura potrebbe determinare l’estrazione del dente, è quindi necessario provvedere ad un “cerchiaggio” della struttura coronale rimanente per ridurre i rischi. Quando il coinvolgimento di struttura è minimo si può eseguire un restauro a ricopertura parziale, che ricopra la superficie masticante senza coprire completamente le pareti esterne, procedura necessaria invece quando la distruzione coronale sia estesa, o quando vi siano problemi estetici. Spesso si tratta denti totalmente privi di smalto (porzione superficiale del dente) dove non è possibile effettuare restauri più conservativi come faccette o intarsi, o di denti pigmentati da vecchie otturazioni,scuri, insensibili ai trattamenti sbiancanti.

Tre sono i tipi di corone che vengono oggi realizzate:oro-resina (molto raramente), metallo ceramica e ceramica integrale.

La corona in oro-resina è una variante estetica della corona in oro. La superficie esterna (vestibolare) è rivestita da resina che conferisce una valenza estetica al manufatto. Rappresenta comunque una scelta secondaria, da un punto di vista estetico, rispetto agli altri due tipi di corone in quanto la porzione in oro è preponderante e la parte estetica è comunque soggetta a modifiche del colore nel tempo conseguente all’assorbimento di liquidi e pigmenti da parte della resina.

Le corone in metallo ceramica sono costituite da una parte interna in metallo (cappetta) che ne conferisce la resistenza mentre alla ceramica che riveste completamente il metallo è affidata la parte estetica. Sono indicate sia per i denti del settore anteriore che posteriore. La presenza del metallo in alcuni casi si può evidenziare con un “bordino metallico” della corona tra gengiva e dente. Sebbene questo bordino spesso non si evidenzi durante l’eloquio, viene mal accettato dai pazienti. Per motivi di carattere tecnico e biologico il metallo migliore per supportare la ceramica è costituito dalle leghe auree.

Un’alternativa alle corone in metallo ceramica sono quelle in ceramica integrale. Sono completamente prive di metallo, costituite da sola ceramica. La scelta e l’impiego di questi manufatti sono correlati alle loro caratteristiche estetiche, pertanto particolarmente indicati nel settore anteriore. La peculiarità di questi restauri è quella di farsi attraversare dalla luce, permettendo un comportamento simile a quello dei denti naturali. Inoltre non è indispensabile cercare di nascondere i margini della corona nella zona sub-gengivale. In questo caso si limita il rischio estetico correlato alle eventuali retrazioni gengivali (spostamenti della gengiva intorno alla corona). Essendo la ceramica un materiale biocompatibile può essere utile in pazienti che riferiscono allergie ai metalli. Con l’avvento dei nuovi materiali e delle tecnologie CAD-CAM si dispone di un ventaglio di possibilità di restauro coronale senza rinforzo metallico (dette soluzioni “metal-free), con diverse indicazioni cliniche. (Consensus AIOP, 2008)

Per ottimizzare la durata nel tempo del restauro protesico è necessario che esso sia preciso:

  • La precisione del margine coronale (del bordo di chiusura), dove la placca tende ad accumularsi maggiormente, e necessaria per ridurre il rischio di carie secondaria e di problemi gengivali, tanto più elevato quanto più il bordo coronale è impreciso.
  • La precisione interna della corona, e la forma data dal clinico al dente durante la preparazione con strumenti rotanti (trapano ad alta velocità), determinano la resistenza del restauro alla de cementazione.

La precisione interna e marginale si ottengono soltanto con procedure cliniche e tecniche rigorose:

  • L’impronta che il protesista invierà in laboratorio dovrà essere realizzata in materiali ad alta precisione (detti elastomeri) e risultare perfettamente leggibile in ogni dettaglio. Spesso per registrare tutto il bordo del dente è necessario retrarre la gengiva marginale con fili retrattori. L’impronta deve essere esaminata al microscopio dal clinico o dal tecnico per verificare la chiarezza dei dettagli e l’assenza di microbolle o difetti.
  • Il modello che l’odontotecnico ricaverà dall’impronta dovrà essere sviluppato con estrema cura, con materiali resistenti alla lavorazione e compatibili con il materiale scelto per il restauro, trattato in modo da rendere perfettamente leggibile il bordo del dente pilastro e facilmente gestibili le fasi operative: normalmente si seziona il modello (link quaderno odontotecnico) per poter sfilare il dente da restaurare ed ispezionarlo per tutta la circonferenza. Le procedure di laboratorio vengono usualmente eseguite con l’aiuto di microscopi operatori, che sebbene rallentino l’esecuzione del lavoro ne elevano moltissimo la qualità finale.

Cruciali ai fini della durata nel tempo del restauro sono inoltre le procedure di cementazione (qualità dei materiali utilizzati, compatibilità dei cementi al materiale da restauro, trattamento di superficie del pilastro protesico e del restauro, procedure di applicazione del cemento e di inserzione del restauro durante la cementazione) ed i controlli successivi (controllo visivo e radiografico della completa rimozione del cemento in eccesso, controlli dell’occlusione).

Di fondamentale importanza inoltre è l’istituzione di un protocollo di mantenimento igienico, da parte del paziente che deve essere opportunamente istruito alle manovre da effettuare, e da parte dell’igienista ad intervalli regolari.

Tra le cause di fallimento dei restauri protesici troviamo in prima linea gli inconvenienti tecnici e le recidive cariose al bordo di chiusura, che rendono necessaria la sostituzione del restauro se non addiritura l’estrazione del dente.

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